Sulle tracce dell'uomo selvatico: folklore, letteratura e arte per una figura tra mito e storia

di Massimo Centini

Di tanto in tanto dai boschi esce una strana creatura: sarà uomo o bestia?
Buono o cattivo?
Realtà o leggenda?
E soprattutto perché viene a disturbare la pace delle nostre città con la sua sola presenza?

Uomini dall'aspetto ferino e dall'indole ambigua che vivono nei boschi più impenetrabili, che non hanno bisogno di noi e, soprattutto, che ci fanno paura.

Quello dell'uomo selvaggio è un mito che esiste a tutte le latitudini e che sopravvive nelle nostre tradizioni e nel nostro folklore anche laddove non lo vediamo chiaramente: nelle celebrazioni dei cambi di stagione, nel carnevale (nientemeno che in Arlecchino), nelle favole dei bambini (l'uomo nero), nell'arte, nella letteratura e nell'araldica. Una creatura che esce dal bosco ma che dal bosco non può allontanarsi troppo, perché lì risiedono gli antichi saperi e sono nati i primi mestieri dell'uomo: fare la legna, raccogliere il miele, allevare e proteggere gli animali... Forse è stato proprio lui a insegnarceli.

L'uomo selvatico mette in discussione, sempre, la nostra idea di civiltà, e al tempo stesso la sostiene.
In questo saggio scopriamo i sentieri che l'uomo selvaggio percorre per 'cercare la civiltà' e sfuggirla, preferendo tornare a vivere tra le montagne e le vallate, e i sentieri che noi percorriamo per seguirlo.