Come afferma l’autore “Questa non è una mostra biografica sulla vita e l’opera di Antonia Pozzi.
Piuttosto, come descrisse Beethoven la sua Sinfonia n.6, “si tratta dell’espressione di una sensazione…”. Si tratta di un progetto autoriflessivo il cui punto di partenza è proprio l’evocazione dei luoghi aspri e solitari in cui la poetessa cercava pace e ispirazione.
Una mostra che è anche autoriflessiva – sul dipingere e creare, inteso come processo di affinamento e sintesi, inseguendo un ideale estetico fuggente ed essenziale, eppure potente, che trova consonanza nelle parole della Pozzi, “asciutte e dure come sassi”.”
