Canto V – Bonconte da Montefeltro

Dante, rimasto ad ascoltare i commenti di un’anima circa la sua ombra, è rimproverato da Virgilio. Ripreso dunque il cammino, i due poeti incontrano una terza schiera di anime che canta il Miserere: alla vista dell’ombra di Dante due spiriti chiedono di essere informati sulle ragioni della presenza in quel luogo dei due pellegrini. Virgilio, come spesso accadrà, spiega che Dante è vivo e li esorta a usargli cortesia. I due, allora, tornano indietro. Dalla schiera esce una voce che chiede a Dante se abbia riconosciuto qualcuno e subito dopo rende conto della sua condizione e di quella delle anime che con lei si trovano in quel luogo del Purgatorio. Veniamo così a sapere che lì sostano i morti violentemente e i pentiti in fin di vita. Dante confessa di non aver visto nessuno di sua conoscenza, ma si impegna comunque a esaudire le loro richieste una volta tornato nel mondo dei vivi. Comincia a questo punto il discorso di Iacopo del Cassero fatto uccidere da Azzo d’Este, cui segue quello di Buonconte di Montefeltro, morto nella battaglia di Campaldino. Il canto si chiude con le brevi, accorate parole della senese Pia dei Tolomei, fatta uccidere dal marito.

Io dirò vero e tu ‘l ridì tra’ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?
Tu te ne porti di costui l’etterno
per una lagrimetta che ‘l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo!”.

Purgatorio, Canto V, vv 103-108

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