
Paradiso
L’immagine è tratta da un’edizione della Divina Commedia stampata a Bologna nel 1866: Commedia di Dante degli Allagherii, col commento di Jacopo della Lana bolognese , nuovissima edizione sopra iterati studii.
Il capolettera, ossia la lettera iniziale della prima parola del testo, è di dimensioni maggiori rispetto alle lettere seguenti ed è decorato con un disegno elaborato, come di frequente accade nei manoscritti miniati. La raffigurazione ritrae Dante e la sua guida Beatrice all’inizio del viaggio nei cieli del Paradiso.
Canti del Paradiso
Come per il Purgatorio, sono proposte di seguito alcune immagini presenti nel tomo terzo dell’opera Dante Alighieri, edita a Venezia da Antonio Zatta nel 1784; le minute calcografie, accompagnate da versi, presentano un momento significativo di ciascun canto del Paradiso.
Canto I
Dante vede Beatrice, che sta guardando intensamente il cielo, e a sua volta fissa i suoi occhi su di lei, perdendosi a tal punto nel suo aspetto da sentirsene trasformato.
Siamo all’inizio del viaggio di Dante verso la sfera di fuoco che divide la Terra dal primo cielo, quello della Luna; Dante vede aumentare la luce attorno a sé ed acuirsi i propri sensi e si affida alla guida di Beatrice.
Canto III
Dante vede delle figure di spiriti così evanescenti da sembrare delle immagini riflesse, tanto da voltarsi per vedere a chi appartengano. Beatrice sorride del suo errore e spiega al poeta che si tratta degli spiriti difettivi, incostanti in vita per l’influsso della Luna e pertanto relegati al cielo più basso.
Canto VIII
Dante, accompagnato da Beatrice, sale al terzo cielo di Venere e osserva diverse luci ruotare in cerchio più o meno velocemente, simili a faville che si distinguono dalla fiamma. Sono gli spiriti amanti, che abitano il Cielo di Venere: grandi amatori in vita, hanno rivolto i loro sentimenti in modo disinteressato verso Dio e il prossimo.
Canto XIII
Dante cerca di descrivere la sua visione del movimento degli spiriti sapienti del quarto cielo, invitando il lettore ad immaginare quindici stelle che, in diversi punti del cielo, lo illuminano in modo tale da vincere ogni oscurità. Sono le stelle più luminose della volta celeste, secondo un trattato di astronomia di Tolomeo.
Canto XV
Dante si trova nel quinto cielo di Marte, di fronte alla croce degli spiriti combattenti. Dal braccio destro della croce fino alla parte inferiore, si muove una delle luci che ne costellano la figura. Si tratta della luce di Cacciaguida, avo di Dante, che parla al poeta della Firenze antica.
Canto XVIII
Beatrice sorride a Dante e lo invita a voltarsi e ad ascoltare. Dante vede le anime della stella di Giove, gli spiriti giusti, volare in cerchio e formare delle lettere, che, unite, danno luogo alla scritta “Diligite iustitiam, qui iudicatis terram” (“Amate la giustizia, voi che giudicate la Terra”).
Canto XXIII
Dante vede migliaia di luci e all’interno scorge la figura umana di Gesù, ma le sue capacità visive non sono in grado di sostenerne la vista. Beatrice spiega al poeta che tale visione supera ogni forza, poiché essa rappresenta la sapienza e la potenza di colui che con la sua morte riaprì la strada fra Cielo e Terra.
Canto XXVI
Beatrice restituisce la vista a Dante, rimasto abbagliato dalla luce sfolgorante di san Giovanni. Il poeta, che vede ora meglio di prima, si accorge della comparsa di un quarto lume e chiede stupefatto di chi si tratti. È Adamo, che si affianca alle luci di san Giovanni, san Pietro e san Giacomo.
Canto XXXI
Nell’Empireo, san Bernardo esorta Dante a non tenere gli occhi rivolti in basso ma a guardare fino ai gradini più alti della rosa dei beati, dove siede Maria, regina del cielo, verso la quale tutti i beati sono sudditi devoti. Sarà la sua visione ad aiutare Dante a prepararsi per la conclusione del proprio viaggio, ossia la contemplazione della mente di Dio.




















